giovedì 28 gennaio 2016

08.10.2015

La stanza quasi completamente in penombra, tranne per le lucine multicolore al neon.

Il tuo odore impresso in ogni singolo oggetto della camera, che ho visto soltanto tre volte ma che ormai ricordo a memoria. È tutto così familiare, come se ci avessi passato una vita intera lì dentro.

Le lenzuola ancora fresche e profumate sotto i nostri corpi, vicini abbastanza da rendere elettrostatica l'aria che ci separa.

Le note di Einaudi che sembrano scivolarci addosso, mentre le mie dita seguono delicatamente il contorno del tuo viso.

Ti sfioro le labbra, che si socchiudono quasi senza che te ne accorga, scendo verso la barba e sorrido. Chi l'avrebbe mai detto che mi sarebbe potuta piacere così tanto. Proseguo sulle guance e mi fermo ad accarezzarti gli occhi, inarchi le sopracciglia. È incredibile come il tuo corpo risponda immediatamente al mio tocco.

Continuo sul collo, giro verso la nuca e passo ai capelli.

Emetti un suono gutturale, in segno di approvazione. Sorrido ancora, compiaciuta. I grattini sono qualcosa che potrebbe farti chiunque, eppure so che nessuno riuscirebbe a provocare le stesse reazioni che ti provoco io.

Intanto le canzoni si susseguono, l'atmosfera si carica, ma allo stesso tempo si alleggerisce.

Ti giri verso me, con gli occhi ancora chiusi, posi una mano sul mio fianco e mi tiri a te.

Il solo contatto della tua pelle sulla mia mi fa salire un brivido caldo per la schiena. Le tue mani iniziano a sfiorarmi delicatamente. Schiena, collo, pancia, gambe, braccia. Si soffermano su alcuni punti il tempo necessario a farmi scordare perfino il mio nome per un istante. Mi stringi ancora, di più. Le tue labbra si poggiano sulla mia fronte.

"Sudi", dici.

"Lo so".

Il mio corpo reagisce così al tuo tocco, lo sai già. Mi scaldi fino alla ossa, ti basta passare un dito sulla mia pelle.

Mi prendi il viso e ti avvicini, non posso fare a meno di sospirare. Fai lo stesso anche tu, i nostri aliti si intrecciano.

Il cuore mi batte a mille, appoggi la mano sul mio petto e lo senti. È questo l'effetto che mi fai, l'attrazione è alle stelle ormai.

Le nostre mani continuano a muoversi, la musica va avanti.

Tocca a me prenderti il viso, la tentazione di accorciare definitivamente la distanza è molta, ma resisto. In fin dei conti, è questo il momento che preferisco.

Il tuo tocco si fa più pesante e io non riesco a fare a meno di prenderti la maglietta e tirarti verso di me.

So che mi aspettano ancora alcuni attimi di tortura, ma alla fine mi bacerai.

E proprio mentre la Primavera di Einaudi arriva al culmine, le tue labbra si posano sulle mie.

I baci si fanno intensi, sempre più caldi e umidi. I tuoi occhi sono ancora chiusi, ma so che appena finirai di sfilarmi i vestiti non riuscirai a togliermi lo sguardo di dosso. E so anche che ormai questa cosa non mi dà il minimo fastidio. Anzi, mi piace il modo in cui mi guardi e subito dopo sporgi in avanti il labbro inferiore e capisco quello che stai provando.

Io invece ti guardo di nascosto, solo quando so che non puoi vedermi. E so che l'unico momento in cui non riesci a tenere gli occhi aperti è alla fine, quando ti si spezza la voce e ti lasci cadere su di me fino a recuperare il fiato. Adoro guardarti in quel momento, perché sembri vulnerabile anche tu, come me.