La stanza quasi
completamente in penombra, tranne per le lucine multicolore al neon.
Il tuo odore
impresso in ogni singolo oggetto della camera, che ho visto soltanto tre volte
ma che ormai ricordo a memoria. È tutto così familiare, come se ci avessi
passato una vita intera lì dentro.
Le lenzuola
ancora fresche e profumate sotto i nostri corpi, vicini abbastanza da rendere
elettrostatica l'aria che ci separa.
Le note di
Einaudi che sembrano scivolarci addosso, mentre le mie dita seguono
delicatamente il contorno del tuo viso.
Ti sfioro le
labbra, che si socchiudono quasi senza che te ne accorga, scendo verso la barba
e sorrido. Chi l'avrebbe mai detto che mi sarebbe potuta piacere così tanto.
Proseguo sulle guance e mi fermo ad accarezzarti gli occhi, inarchi le
sopracciglia. È incredibile come il tuo corpo risponda immediatamente al mio
tocco.
Continuo sul collo, giro verso la nuca e passo ai capelli.
Emetti un suono gutturale, in segno di approvazione. Sorrido
ancora, compiaciuta. I grattini sono qualcosa che potrebbe farti chiunque,
eppure so che nessuno riuscirebbe a provocare le stesse reazioni che ti provoco
io.
Intanto le canzoni si susseguono, l'atmosfera si carica, ma
allo stesso tempo si alleggerisce.
Ti giri verso me, con gli occhi ancora chiusi, posi una mano
sul mio fianco e mi tiri a te.
Il solo contatto della tua pelle sulla mia mi fa salire un
brivido caldo per la schiena. Le tue mani iniziano a sfiorarmi delicatamente.
Schiena, collo, pancia, gambe, braccia. Si soffermano su alcuni punti il tempo
necessario a farmi scordare perfino il mio nome per un istante. Mi stringi
ancora, di più. Le tue labbra si poggiano sulla mia fronte.
"Sudi", dici.
"Lo so".
Il mio corpo reagisce così al tuo tocco, lo sai già. Mi
scaldi fino alla ossa, ti basta passare un dito sulla mia pelle.
Mi prendi il viso e ti avvicini, non posso fare a meno di
sospirare. Fai lo stesso anche tu, i nostri aliti si intrecciano.
Il cuore mi batte a mille, appoggi la mano sul mio petto e
lo senti. È questo l'effetto che mi fai, l'attrazione è alle stelle ormai.
Le nostre mani continuano a muoversi, la musica va avanti.
Tocca a me prenderti il viso, la tentazione di accorciare
definitivamente la distanza è molta, ma resisto. In fin dei conti, è questo il
momento che preferisco.
Il tuo tocco si fa più pesante e io non riesco a fare a meno
di prenderti la maglietta e tirarti verso di me.
So che mi aspettano ancora alcuni attimi di tortura, ma alla
fine mi bacerai.
E proprio mentre la Primavera di Einaudi arriva al culmine,
le tue labbra si posano sulle mie.
I baci si fanno intensi, sempre più caldi e umidi. I tuoi
occhi sono ancora chiusi, ma so che appena finirai di sfilarmi i vestiti non
riuscirai a togliermi lo sguardo di dosso. E so anche che ormai questa cosa non
mi dà il minimo fastidio. Anzi, mi piace il modo in cui mi guardi e subito dopo
sporgi in avanti il labbro inferiore e capisco quello che stai provando.
Io invece ti guardo di nascosto, solo quando so che non puoi
vedermi. E so che l'unico momento in cui non riesci a tenere gli occhi aperti è
alla fine, quando ti si spezza la voce e ti lasci cadere su di me fino a
recuperare il fiato. Adoro guardarti in quel momento, perché sembri vulnerabile
anche tu, come me.