Lei era fatta così, non era adatta alla felicità.
Non riusciva a trattenerla, come la sabbia che le scivolava via tra le dita.
Non riusciva ad assaporarla, come i baci che aveva vissuto soltanto nei sogni.
Non riusciva neanche a toccarla. Le accarezzava il viso, come il vento, ma non riusciva ad afferrarla.
Eppure ne aveva così disperatamente bisogno.
Di sentirsi viva. Completa.
Di un istante di serenità.
Un istante privo di pensieri o preoccupazioni.
Un istante di pura luce.
Le sembrava di volteggiare eternamente sulle note sbagliate di una melodia scritta per qualcuno che non era lei.
La sua mente era un posto affollato da pensieri cupi, e la canzone non faceva che trascinarla verso il basso.
Vertiginosamente. Poi lentamente.
Lei voleva soltanto risalire, verso la superficie.
Galleggiare e lasciarsi scaldare dai raggi del sole.
Lasciarsi cullare dalle onde, dalle note giuste.
E danzare.
Vertiginosamente. Poi lentamente.
-
Ma anche quando arrivava, se la lasciava sfuggire, la felicità.
Non sapeva riconoscerla.
Non sapeva viverla.
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