Io non so scrivere quando sono felice, si sa che il dolore è il mio compagno di penna. Però sto vivendo un periodo così bello che ho bisogno di esternarlo a ogni costo. Questa volta non mi farò bloccare neanche dalla paura che questo mio coraggio, questa mia voglia di mettere bianco su nero la felicità che provo, possa rovinare tutto.
Non so di preciso quando sia successo, è stata una cosa graduale, ma a un certo punto ho sentito di poter respirare a pieni polmoni, di poter sorridere sotto il sole e sotto la pioggia, senza doverlo nascondere. Non voglio sentirmi in colpa, non voglio sentire di non meritare una sensazione del genere, perché non è così. Mi sono abituata a vivere senza ossigeno e senza luce, ma ora le cose sono cambiate.
Non è stato tutto merito mio, lo ammetto. Da sola non sarei mai riuscita a salvarmi, ma questa volta non ho avuto bisogno di tutto l'aiuto che credevo servisse a farmi tornare a galla.
Ancora non ho nulla di concreto tra le mani, ho quel poco che mi basta a farmi rigirare nel letto col batticuore. Ed è così prezioso che spesso ho il timore che sia tutta un'illusione che possa svanire da un momento all'altro.
Piano piano mi sto avvicinando a qualcosa di reale e tangibile, ma sinceramente questi momenti di pura felicità sono talmente belli che potrei accontentarmi.
Forse ho un po' paura, è vero. Mi ero abituata ad essere insoddisfatta, frustrata, bloccata, e ora che la mia vita ha preso una piega diversa, una strada così luminosa, mi sembra di non meritare tutto ciò. Ma per una volta voglio fregarmene di tutto e di tutti, voglio vivere ognuna di queste sensazioni al massimo, godendomi ogni secondo, ogni battito sfrenato, ogni sorriso silenzioso, ogni crampo in pancia. Non mi farò sfuggire questa cosa dalle mani, perché è molto più di quanto avrei potuto mai sognare e immaginare. E il fatto che stia accadendo proprio a me è sconvolgente, ma non per questo mi tirerò indietro.
giovedì 26 febbraio 2015
venerdì 6 febbraio 2015
Pensieri random.
Non so più chi sono, cosa voglio, cosa mi rende me e cosa invece non è autentico ma mi caratterizza lo stesso.
Non so se scrivo per me, per gli altri, per nessuno.
Ho aperto questo blog proprio per questo motivo, o forse no.
Scrivevo su un diario, poi è finito e ne ho comprati altri. Ma spesso scrivevo su fogli sparsi, che poi ho perso. Oppure li ho conservati, ma ognuno in un posto diverso, quindi non so dove siano. Quando ho iniziato a usare il computer e ho scoperto facebook ho aperto una, due, tre pagine. Solo l'ultima è la più personale e autentica che abbia mai avuto. Ci ho messo la faccia fin da subito. Ho scelto l'iniziale del mio nome come titolo. Vorrei poter dire che l'ho fatto perché volevo che mi rappresentasse, ma in realtà uno dei motivi principali è stato che non mi veniva in mente nessun titolo originale o abbastanza personale da piacermi. Dopodiché mi sono scaricata un diario sul computer, mi piaceva moltissimo l'idea di avere una password e di scrivere cose che non avrebbe mai letto nessuno. Solo che la metà delle cose che scrivo lì, poi le pubblico sulla pagina di facebook, quindi non ha senso. Allora mi sono aperta questo blog. Volevo che fosse completamente anonimo, ma non è così che funzionano le cose ormai, infatti il mio nome è ovunque e ci ho messo un mese a scoprire che i post venivano pubblicati automaticamente anche sul mio profilo google.
La mia idea era quella di avere un blog come quello di Jenna, della serie tv Awkward, ma queste cose non esistono realmente o per lo meno non sono alla portata di una ragazza che non se ne intende di informatica. Quindi mi sono accontentata di questo spazio qui. Ma ho sempre la sensazione che non sia questo ciò che voglio. Da una parte vorrei essere conosciuta, vorrei che chiunque si riconoscesse nelle cose che scrivo, vorrei essere acclamata come una promessa della scrittura e della letteratura. Poi invece vorrei che tutto ciò che creo restasse segreto, personale, ignoto.
Più di un anno fa, ormai, ho iniziato a scrivere sul mio diario sul computer un testo in cui mi descrivevo e spiegavo (a chi? non lo so) come sono fatta, in ogni minimo dettaglio.
Ovviamente non ho proseguito la lista, perché lascio sempre tutto a metà. Però vorrei riprendere a scrivermi e descrivermi, perché lo sentivo come un modo per conoscermi meglio. Forse dopo andrò a farlo, appena finirò di scrivere questa cosa, che non so neanche cosa dovrebbe essere.
Non so se scrivo per me, per gli altri, per nessuno.
Ho aperto questo blog proprio per questo motivo, o forse no.
Scrivevo su un diario, poi è finito e ne ho comprati altri. Ma spesso scrivevo su fogli sparsi, che poi ho perso. Oppure li ho conservati, ma ognuno in un posto diverso, quindi non so dove siano. Quando ho iniziato a usare il computer e ho scoperto facebook ho aperto una, due, tre pagine. Solo l'ultima è la più personale e autentica che abbia mai avuto. Ci ho messo la faccia fin da subito. Ho scelto l'iniziale del mio nome come titolo. Vorrei poter dire che l'ho fatto perché volevo che mi rappresentasse, ma in realtà uno dei motivi principali è stato che non mi veniva in mente nessun titolo originale o abbastanza personale da piacermi. Dopodiché mi sono scaricata un diario sul computer, mi piaceva moltissimo l'idea di avere una password e di scrivere cose che non avrebbe mai letto nessuno. Solo che la metà delle cose che scrivo lì, poi le pubblico sulla pagina di facebook, quindi non ha senso. Allora mi sono aperta questo blog. Volevo che fosse completamente anonimo, ma non è così che funzionano le cose ormai, infatti il mio nome è ovunque e ci ho messo un mese a scoprire che i post venivano pubblicati automaticamente anche sul mio profilo google.
La mia idea era quella di avere un blog come quello di Jenna, della serie tv Awkward, ma queste cose non esistono realmente o per lo meno non sono alla portata di una ragazza che non se ne intende di informatica. Quindi mi sono accontentata di questo spazio qui. Ma ho sempre la sensazione che non sia questo ciò che voglio. Da una parte vorrei essere conosciuta, vorrei che chiunque si riconoscesse nelle cose che scrivo, vorrei essere acclamata come una promessa della scrittura e della letteratura. Poi invece vorrei che tutto ciò che creo restasse segreto, personale, ignoto.
Più di un anno fa, ormai, ho iniziato a scrivere sul mio diario sul computer un testo in cui mi descrivevo e spiegavo (a chi? non lo so) come sono fatta, in ogni minimo dettaglio.
Ovviamente non ho proseguito la lista, perché lascio sempre tutto a metà. Però vorrei riprendere a scrivermi e descrivermi, perché lo sentivo come un modo per conoscermi meglio. Forse dopo andrò a farlo, appena finirò di scrivere questa cosa, che non so neanche cosa dovrebbe essere.
giovedì 29 gennaio 2015
False speranze.
Ho avuto un assaggio di ciò che sarebbe potuto essere un nuovo inizio, mi sono lasciata incantare dalla possibilità di ricominciare da capo senza le catene che mi tengono ancora legata a lui, ho intravisto una me felice e spensierata...
Ma sapevo che era tutto troppo bello per essere vero, sapevo che i miracoli non esistono e i colpi di fortuna non capitano mai a me.
Questa vicenda ha raggiunto il culmine il giorno del mio compleanno, che si prospettava come una giornata davvero perfetta. Per un po' è stato così, ma poi la realtà si è dovuta intromettere nella mia bolla di sapone, riportandomi coi piedi per terra nel modo più crudele di tutti. E non mi hai risparmiata neanche tu.
"Il problema sono io", la solita frase banale per dire "in realtà non mi frega nulla di te, però per farti sentire meno miserabile ti farò credere che ritengo di essere io il problema della situazione". Le tue frasi filosofiche, quelle che mi hanno catturata all'inizio, adesso mi sembravano scontate e fuori luogo. Perché sì, la vita è come un fiume in piena e ti travolge, ma in questo caso sei stato tu a travolgermi, con le parole dolci e i sogni che mi hai messo in testa, con i baci e gli sguardi penetranti, con le tue mani e le promesse che hai fatto.
Avevi detto che ti saresti preso cura di me, che mi avresti trattata bene, l'hai promesso a tua madre mentre eri con me. Invece ogni passo in avanti che abbiamo fatto era un passo verso la fine, che tu sapevi sarebbe arrivata perché ciò che desideravi non si avvicinava minimamente a ciò che volevo io.
Volevo ringraziarti nonostante tutto, perché mi hai fatto capire che posso farcela: posso andare avanti senza di lui, posso innamorarmi di altre labbra, posso farmi sfiorare da altre mani senza provare repulsione e paura, posso desiderare altri occhi. Mi hai anche fatto capire che sono in grado di tenere a bada i miei sentimenti, che non mi lascio ingannare più come una volta, ma che sono comunque così sensibile da affezionarmi subito alle persone. Mi hai fatto osservare una nuova parte di me, quella coraggiosa, mi hai fatto riscoprire un'altra, quella sognatrice - che credevo fosse ormai seppellita dalle delusioni -, mi hai fatto nascere una parte che non pensavo potesse venir fuori, quella determinata a non cedere.
Nel tuo piccolo, hai fatto tanto per me, senza neanche rendertene conto. Avrei voluto che restassi, che non andassi via come tutti, perché nonostante dicano che sono una ragazza speciale e che merito il meglio, il meglio non arriva mai, il meglio se lo portano via loro. Tu non eri il meglio, eri semplicemente tu. Un tu indefinito, che stavo iniziando a conoscere, ma che mi piaceva per ogni pregio e difetto che avevi fatto vedere.
Avevi detto che avevi trovato quello che stavi cercando, sapevo che in realtà ero stata io a trovare ciò che avevo sempre voluto. Ma non sono brava a trattenere le persone, non sono stata in grado di trattenere nemmeno te.
E il nuovo inizio è finito così in fretta com'era cominciato.
Ma sapevo che era tutto troppo bello per essere vero, sapevo che i miracoli non esistono e i colpi di fortuna non capitano mai a me.
Questa vicenda ha raggiunto il culmine il giorno del mio compleanno, che si prospettava come una giornata davvero perfetta. Per un po' è stato così, ma poi la realtà si è dovuta intromettere nella mia bolla di sapone, riportandomi coi piedi per terra nel modo più crudele di tutti. E non mi hai risparmiata neanche tu.
"Il problema sono io", la solita frase banale per dire "in realtà non mi frega nulla di te, però per farti sentire meno miserabile ti farò credere che ritengo di essere io il problema della situazione". Le tue frasi filosofiche, quelle che mi hanno catturata all'inizio, adesso mi sembravano scontate e fuori luogo. Perché sì, la vita è come un fiume in piena e ti travolge, ma in questo caso sei stato tu a travolgermi, con le parole dolci e i sogni che mi hai messo in testa, con i baci e gli sguardi penetranti, con le tue mani e le promesse che hai fatto.
Avevi detto che ti saresti preso cura di me, che mi avresti trattata bene, l'hai promesso a tua madre mentre eri con me. Invece ogni passo in avanti che abbiamo fatto era un passo verso la fine, che tu sapevi sarebbe arrivata perché ciò che desideravi non si avvicinava minimamente a ciò che volevo io.
Volevo ringraziarti nonostante tutto, perché mi hai fatto capire che posso farcela: posso andare avanti senza di lui, posso innamorarmi di altre labbra, posso farmi sfiorare da altre mani senza provare repulsione e paura, posso desiderare altri occhi. Mi hai anche fatto capire che sono in grado di tenere a bada i miei sentimenti, che non mi lascio ingannare più come una volta, ma che sono comunque così sensibile da affezionarmi subito alle persone. Mi hai fatto osservare una nuova parte di me, quella coraggiosa, mi hai fatto riscoprire un'altra, quella sognatrice - che credevo fosse ormai seppellita dalle delusioni -, mi hai fatto nascere una parte che non pensavo potesse venir fuori, quella determinata a non cedere.
Nel tuo piccolo, hai fatto tanto per me, senza neanche rendertene conto. Avrei voluto che restassi, che non andassi via come tutti, perché nonostante dicano che sono una ragazza speciale e che merito il meglio, il meglio non arriva mai, il meglio se lo portano via loro. Tu non eri il meglio, eri semplicemente tu. Un tu indefinito, che stavo iniziando a conoscere, ma che mi piaceva per ogni pregio e difetto che avevi fatto vedere.
Avevi detto che avevi trovato quello che stavi cercando, sapevo che in realtà ero stata io a trovare ciò che avevo sempre voluto. Ma non sono brava a trattenere le persone, non sono stata in grado di trattenere nemmeno te.
E il nuovo inizio è finito così in fretta com'era cominciato.
venerdì 16 gennaio 2015
The start of something new.
16 gennaio 2015.
Il mio primo desiderio dell'anno è stato quello di riuscire ad avere un nuovo inizio, un punto di partenza per poter ricominciare a costruire la mia vita.
Erano due anni ormai che desideravo essere libera, non essere più legata a quella storia che mi aveva deteriorata. Ora, finalmente, ci sono riuscita. Ci sono riuscita stando da sola, ma mi ci è voluto questo nuovo inizio per rendermene completamente conto.
Non ho molto da dire, le emozioni sono ancora troppo fresche, le sensazioni troppo vivide. Non riesco a scrivere di lui. Non ancora.
Posso dire che sono felice, che ho passato una giornata indimenticabile e che finalmente sento di aver preso la strada giusta.
Devo ringraziare lui, che mi ha aiutata a salire definitivamente in superficie.
Il mio primo desiderio dell'anno è stato quello di riuscire ad avere un nuovo inizio, un punto di partenza per poter ricominciare a costruire la mia vita.
Erano due anni ormai che desideravo essere libera, non essere più legata a quella storia che mi aveva deteriorata. Ora, finalmente, ci sono riuscita. Ci sono riuscita stando da sola, ma mi ci è voluto questo nuovo inizio per rendermene completamente conto.
Non ho molto da dire, le emozioni sono ancora troppo fresche, le sensazioni troppo vivide. Non riesco a scrivere di lui. Non ancora.
Posso dire che sono felice, che ho passato una giornata indimenticabile e che finalmente sento di aver preso la strada giusta.
Devo ringraziare lui, che mi ha aiutata a salire definitivamente in superficie.
domenica 11 gennaio 2015
Avrei dovuto capirlo quel giorno, così tanti errori fa.
Quello è stato il primo di una serie, o forse la serie era già iniziata, ma è stato proprio quello a farmi prendere questa strada dalla quale non riesco a uscire.
Avrei dovuto capirlo dalla spinta che mi hai dato e dal modo in cui lui si è messo in mezzo per difendermi, dal modo in cui mi ha protetta con il suo corpo, dalle cose che ti ha detto per farti capire che non ti dovevi più permettere di toccarmi per farmi male. Dal modo in cui dopo, con le lacrime agli occhi, gli ho detto che tu non volevi che parlassi più con lui, neanche che gli stessi vicino e tu mi hai detto che l'importante era che fossi sicura della mia scelta e che questa mi rendesse felice. Avrei dovuto capire che la tua era la prima di molte proibizioni e minacce, e che le sue erano parole sincere, che la sua preoccupazione era vera.
Avrei dovuto capire che forse era meglio prendere quella scelta che sembrava troppo rischiosa, azzardata, ma che mi avrebbe liberata. Sì, perché ero già in trappola ma non volevo rendermene conto.
Avrei dovuto prendere la strada più ripida e pericolosa, perché non mi avrebbe mai arrecato così tante sofferenze. Mi sarei dovuta mettere in gioco; ho preferito non farlo, forse per paura, per mancanza di coraggio o magari per comodità.
Ma avrei dovuto capire.
Quello è stato il primo di una serie, o forse la serie era già iniziata, ma è stato proprio quello a farmi prendere questa strada dalla quale non riesco a uscire.
Avrei dovuto capirlo dalla spinta che mi hai dato e dal modo in cui lui si è messo in mezzo per difendermi, dal modo in cui mi ha protetta con il suo corpo, dalle cose che ti ha detto per farti capire che non ti dovevi più permettere di toccarmi per farmi male. Dal modo in cui dopo, con le lacrime agli occhi, gli ho detto che tu non volevi che parlassi più con lui, neanche che gli stessi vicino e tu mi hai detto che l'importante era che fossi sicura della mia scelta e che questa mi rendesse felice. Avrei dovuto capire che la tua era la prima di molte proibizioni e minacce, e che le sue erano parole sincere, che la sua preoccupazione era vera.
Avrei dovuto capire che forse era meglio prendere quella scelta che sembrava troppo rischiosa, azzardata, ma che mi avrebbe liberata. Sì, perché ero già in trappola ma non volevo rendermene conto.
Avrei dovuto prendere la strada più ripida e pericolosa, perché non mi avrebbe mai arrecato così tante sofferenze. Mi sarei dovuta mettere in gioco; ho preferito non farlo, forse per paura, per mancanza di coraggio o magari per comodità.
Ma avrei dovuto capire.
martedì 23 dicembre 2014
This is me.
Il mio primo post, nel mio primo blog.
E' una sensazione un po' strana, dato che ancora non so cosa me ne farò di questo spazio tutto mio. Non so di cosa parlerò, cosa voglio condividere, che importanza avrà per me il blog. Ma ho voglia di buttarmi, di sperimentare, di scrivere e di farmi leggere.
Era un po' di tempo che sentivo il bisogno di aprire una pagina del genere, ma non saprei dire il perché. So soltanto che per giorni e giorni ho fissato le impostazioni per la creazione del blog, senza sapere che nome dargli e oggi, finalmente, mi sono decisa.
Ne te quaesiveris extra.
Questa frase ha un grande significato per me: l'ho incontrata per caso in uno dei testi che mi hanno fatto leggere quest'anno all'università, a letteratura angloamericana. Appena l'ho vista me ne sono innamorata. Ho sempre voluto farmi un tatuaggio e ho sempre avuto varie idee su cosa avrei potuto far segnare sulla mia pelle, ma non trovavo nulla che mi rappresentasse fino in fondo. Dopo aver letto questa frase è cambiato tutto.
Vorrei inciderla su di me, per tenerla a mente ogni volta che mi lascio prendere dallo sconforto e dalle insicurezze. Mi devo bastare, devo essere la mia forza e la mia fonte di ispirazione.
Non devo cercarmi fuori di me.
Quindi eccomi qui, nella speranza di farmi conoscere e, allo stesso tempo, riuscire a imparare qualcosa da me stessa.
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