sabato 26 dicembre 2015

Oltremare.

Lei era fatta così, non era adatta alla felicità.

Non riusciva a trattenerla, come la sabbia che le scivolava via tra le dita.
Non riusciva ad assaporarla, come i baci che aveva vissuto soltanto nei sogni.
Non riusciva neanche a toccarla. Le accarezzava il viso, come il vento, ma non riusciva ad afferrarla.

Eppure ne aveva così disperatamente bisogno.
Di sentirsi viva. Completa.
Di un istante di serenità.
Un istante privo di pensieri o preoccupazioni.
Un istante di pura luce.

Le sembrava di volteggiare eternamente sulle note sbagliate di una melodia scritta per qualcuno che non era lei.
La sua mente era un posto affollato da pensieri cupi, e la canzone non faceva che trascinarla verso il basso.
Vertiginosamente. Poi lentamente.
Lei voleva soltanto risalire, verso la superficie.
Galleggiare e lasciarsi scaldare dai raggi del sole.
Lasciarsi cullare dalle onde, dalle note giuste.
E danzare.
Vertiginosamente. Poi lentamente.


-


Ma anche quando arrivava, se la lasciava sfuggire, la felicità.
Non sapeva riconoscerla.
Non sapeva viverla.

sabato 12 dicembre 2015

G.

Ti guardo e non posso fare a meno di sorridere.
Vorrei tanto vederti sorridere allo stesso modo quando il tuo sguardo incontra il mio, ma il tuo sorriso dice altro.
Piano piano sto imparando a leggere le espressioni del tuo viso, e anche se gran parte di esse riescono a rassicurarmi, ce ne sono alcune che mi riempiono di paura. Perché so che gli sguardi che vorrei ricevere, sono ancora rivolti a lei.
Anche se non la vedi da tempo, anche se le poche volte che l'hai sentita non vi siete detti nulla che potesse far pensare a un'imminente riconciliazione.
Ma la sua presenza è ovunque, quando siamo insieme io e te. La sento più minacciosa che mai, ultimamente.
La sento anche quando non ti vedo, soprattutto quando non ti vedo.
Perché le persone innamorate sono attente a ogni dettaglio. E anche se ti conosco da due mesi, mi rendo conto di conoscere già a memoria i tuoi baci, i tuoi sguardi, i tuoi silenzi, le tue carezze.
E ci sono tante cose che mi dici senza sapere. Vorrei che fossero cose belle, ma non sempre lo sono.
Non lo do mai a vedere, ma nei tuoi occhi ci sono talmente tante cose in grado di ferirmi che non capisco per quale motivo io sia ancora qui. Forse è perché poi mi prendi per mano, fai quel sorriso che tanto mi piace, quello che mi ha fregata fin dal primo momento, e mi sento importante. Più di quanto non lo sia realmente.
Però mi faccio bastare quello, nella speranza che prima o poi tu voglia darmi tutto ciò che io mi sto costringendo a tenere dentro.

"I wonder if things can happen too early or too late or if everything happens at exactly the right time. If so, how sad and beautiful." (Simon Van Booy).
Secondo te due persone che si incontrano al momento sbagliato, possono comunque trovare il modo di far funzionare le cose? Secondo te con i miei modi dolci, con le mie carezze, con i miei sorrisi, riuscirò mai ad entrare nel tuo cuore? Riuscirò a diventare indispensabile anch'io? Riuscirò a venirti in mente nei momenti più improbabili?

Mi chiedo spesso se sarai tu a riempire le mie giornate, il mio futuro. Vorrei tanto che fosse così, sai?
Non so come tu abbia fatto, ma mi hai rubato il cuore ancor prima che me ne accorgessi. Non so cosa sia stato, non so in che momento sia successo. So soltanto che dal primo giorno in cui ci siamo visti, qualcosa dentro di me aveva già capito che saresti diventato il mio posto preferito nel mondo. Inconsciamente sapevo già che ti saresti trasformato in qualcosa di così importante.. Ma nessuno mi ha detto che avrei dovuto lottare contro i fantasmi del tuo passato, ancora così presenti, così tangibili. Se qualcuno mi avesse avvertita, pensi che mi sarei tirata indietro? Io credo di no. Pur essendo il momento sbagliato, sei arrivato quando meno me lo aspettavo, e quando più ne avevo bisogno. Non sarei riuscita ad andare via, così come non sono riuscita a evitare che il mio cuore si lasciasse prendere senza il mio consenso.

Sei arrivato nel momento esatto in cui mi ero convinta che non sarebbe arrivato più nessuno, che forse non ci sarebbe stato nessuno in grado di rendermi felice, di farmi innamorare. Sei arrivato e io neanche ti ho degnato di uno sguardo, convinta che fossi il solito ragazzo che fa finta di essere chi non è solo per portarsi a letto quelle come me. Sei arrivato e non ho fatto altro che rifiutarti e giudicarti. Ma con la tua pazienza e perseveranza mi hai dimostrato che eri tutto il contrario. Che eri esattamente ciò che stavo cercando.
Ci sono così tante cose che vorrei sapere di te, che vorrei poter vivere assieme a te, che la sola idea di non avere un futuro in cui potertele chiedere e fare mi fa star male.
Il mondo non sarà lo stesso se non avrò la possibilità di sapere qual è il tuo piatto preferito, qual è il tuo ricordo più bello di quando eri bambino, quante volte hai visto The Butterfly Effect, se da piccolo avevi paura del buio, quando è stata l'ultima volta che hai pianto per amore, cosa sognavi di diventare da grande, com'è fatta la casa dei tuoi sogni, quante volte guardi le nuvole o le stelle durante la giornata, qual è la tua più grande ambizione.
Non sarà lo stesso, semplicemente perché vorrei poter conoscere e vivere tutto. Con te.
Ma non so se potrò farlo. Non so se vorrai farlo assieme a me. Non so se la mia presenza nella tua vita sarà breve, se mi lascerai andare, se sarai in grado di lasciar andare lei per tenere me.
Ma lo so quanto è difficile lasciarsi alle spalle una storia, una persona, una vita di speranze e progetti assieme. Per questo non riuscirei a darti nessuna colpa, se non dovessi scegliere me. Anch'io mi sono trovata al tuo posto, anch'io so quanto sia difficile dover prendere una decisione. E anch'io ho preso quella sbagliata, come probabilmente farai tu.
Nonostante tutto, però, ho intenzione di provarci. Di restare, perché è ciò che so fare meglio. Di restare e darti tutto ciò che sono in grado di offrire, perché voglio che tu veda che c'è tutto un mondo qui, nel mio cuore. Un mondo che sono disposta a regalarti. Un mondo in cui puoi rifugiarti, crescere, ridere, vivere.
Non lasciarmi andare, senza prima averci provato. Ti prego.

mercoledì 7 ottobre 2015

Gone.

Oggi è una di quelle giornate in cui non c'è nulla che effettivamente vada storto, eppure niente va per il verso giusto.
Lo stress e la stanchezza di queste tre settimane si sono riversate su di me come una valanga.

Uno dei miei pensieri fissi in questi giorno è stato "se ci fosse lei sicuramente starei meglio, non mi sentirei così". Ma lei non c'è.
E stranamente non è qui non perché sia stata io ad allontanarla, come faccio spesso con le persone che vogliono starmi accanto. Lei non c'è perché non è una vera amica.
Non lo dico con rabbia o rancore, perché non ce l'ho con lei (a differenza sua). Lo dico solo con tantissima tristezza, perché è sempre brutto rendersi conto che fai tanto per una persona, ma lei alla fine non apprezza quello che fai, ti rinfaccia le cose e oltretutto ti lascia sola. Sì, perché io ci sono stata ogni volta che ha combinato qualche guaio, e l'ho consolata mentre piangeva nonostante entrambe sapessimo che la colpa era solo sua. Non le ho voltato le spalle nel momento più difficile, quando aveva toccato il fondo. Non mi sono mai permessa di giudicarla, anzi. Sono stata a piangere assieme a lei, mi sono preoccupata assieme a lei.
E non lo dico per vantarmi, perché spesso e volentieri anche io mi sono chiusa in me stessa quando qualcuno aveva bisogno di me. Anch'io ho fatto dei torti alle persone a cui tenevo di più. Ma non mi sono mai comportata così. Non ho mai insultato la mia migliore amica, non le ho mai detto che per lei non ci sarebbe stata più speranza, non le ho mai voltato le spalle.
Il bello è che, nonostante tutto, non sono arrabbiata. Non sento il bisogno di urlarlo ai quattro venti che ormai non siamo più amiche e che sono profondamente delusa. A differenza sua. Perché a quanto pare, si sente addirittura in diritto di parlare male di me, di scrivere e pubblicare in continuazione cose per far capire al mondo quanto ce l'abbia con me. Si aspetta perfino delle scuse da parte mia.
Cosa dovrei dirle? Scusa se mi hai chiamata puttana? Scusa se pensi che farò la fine che hai fatto tu? Scusa se per una volta in vita mia ho fatto ciò che mi sentivo di fare e tu mi hai giudicata, pur avendo fatto di peggio per anni interi? Scusa per esserti stata vicina nel momento più difficile della tua vita? Cosa cavolo si aspetta da me? Scrive che faccio pena, che dovrei finire al rogo, che non sono mai stata una vera amica. Ma si aspetta le mie scuse. Mi ha cancellata e bloccata ovunque, ma si aspetta le mie scuse.

Allora io cosa dovrei aspettarmi?

No. Mi dispiace, ma questa volta non cedo. Le uniche persone che ho perso definitivamente se ne sono andate per scelta loro, e sono sempre stata io a soffrire, ma non le ho mai trattenute, perché evidentemente era giusto che andasse così. Io non ho nulla da nascondere e non ho sensi di colpa.
Ha sempre detto che sono troppo buona, ma questa volta sono stanca. Solo stanca.

martedì 26 maggio 2015

"The weight of the world is getting harder to hold up."

Vorrei salvarti, se potessi. Vorrei davvero poterlo fare.
Ci ho provato per anni, restandoti accanto. Ho provato a sopportare, a non dire nulla, ho pianto in silenzio, ho avuto paura di perderti, di perdermi. Ricordo che una volta mi sono sfregiata il viso da sola, sperando che se avessi visto la mia sofferenza riflessa anche sul mio corpo, forse avresti capito che mi stavi portando a fondo. Eppure non mi era mai venuto in mente di andarmene, di scappare da una relazione così distruttiva e malata.
Ci ho provato finché le forze non mi hanno abbandonata. E pur non avendo forze ho arrancato per qualche mese, sono rimasta per essere certa che lasciarti fosse davvero l'unica via d'uscita possibile. Ho sperato di cambiare idea, ho atteso finché non mi è stato più possibile restarti accanto.

C'è una canzone (una fra tante altre) che mi fa pensare a te, a come ti senti in questo momento. A come mi sentivo io, senza di te.



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What doesn't kill you
Makes you wish you were dead
Got a hole in my soul growing deeper and deeper
And I can't take
One more moment of this silence
The loneliness is haunting me
And the weight of the world's getting harder to hold up
 
It comes in waves, I close my eyes
Hold my breath and let it bury me
I'm not OK and it's not all right
Won't you drag the lake and bring me home again
 
Who will fix me now?
Dive in when I'm down?
Save me from myself
Don't let me drown
Who will make me fight?
Drag me out alive?
Save me from myself
Don't let me drown


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Ti ricordi cosa sognavamo a sedici anni? Volevamo trasferirci in mansarda, avere una casetta tutta per noi, ma restare comunque vicini a tua madre, perché lo sappiamo entrambi quanto sei mammone ancora. Ci ho creduto davvero in quel sogno. Mi ci è voluto molto coraggio per ammettere che non si sarebbe mai avverato. Che noi due non potevamo andare da nessuna parte. Che non funzionavamo bene assieme.
Vorrei che lo facessi anche tu, vorrei che affrontassi la realtà dei fatti invece di idealizzare il nostro rapporto, idealizzare me. Non è vero che ti sentivi vivo solo quando mi vedevi sorridere. Non è vero. Altrimenti non avresti passato tre anni a farmi piangere. Non è vero che non puoi vivere senza di me. E' che non vuoi vedermi andare avanti con la mia vita, senza te.

Mi hai fatto così tanto male. Non quando mi lasciavi, ma quando tornavi.
Mi hai fatto vivere tre anni nell'ansia perenne che ogni volta potesse essere l'ultima. Che quando sparivi dalla mia vita, era per sempre. Non si tornava più indietro. E invece tornavi, tornavi ogni volta, e io mi sentivo morire dalla felicità all'inizio. Ma poi invece di sentirmi felice pensavo "perché? perché l'ha fatto? stavo ricominciando a vivere. stavo ricominciando a sorridere anche da sola" e così mi portavi di nuovo giù, in quel vortice di sofferenza dal quale non vuoi ancora uscire.
Perché no, non è vero che nella tua vita va tutto bene e l'unica cosa che manca è la mia presenza. Non stai bene, non ti sei ripreso. Se così fosse, non avresti passato gli ultimi cinque mesi a piangermi addosso nel tentativo di farmi tornare. Tu vuoi soffrire perché ora ti manco io, ma so che se tornassi non cambierebbe nulla. Troveresti un nuovo pretesto per non stare bene.
O forse no, ma ormai non mi fido di te. Non mi fido di noi.



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What doesn't destroy you
Leaves you broken instead
Got a hole in my soul growing deeper and deeper
And I can't take
One more moment of this silence
The loneliness is haunting me
And the weight of the worlds getting harder to hold up
 
It comes in waves, I close my eyes
Hold my breath and let it bury me
I'm not OK and it's not all right
Won't you drag the lake and bring me home again
 
Who will fix me now?
Dive in when I'm down?
Save me from myself
Don't let me drown
Who will make me fight?
Drag me out alive?
Save me from myself
Don't let me drown



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Mi chiedo spesso cosa sarebbe successo se non ti avessi perdonato la prima volta che mi hai lasciata; per un motivo così banale, poi. Forse a quest'ora saresti più felice anche tu. Forse non avresti perso quasi dieci chili perché la mia assenza ti ha chiuso lo stomaco. Forse non ti saresti fatto quel tatuaggio. Forse non avresti ancora pianto per la prima volta dopo il funerale. Forse tua madre sarebbe più tranquilla.

Sono convinta che se soltanto lo volessi, potresti stare veramente bene adesso. Potresti far star bene anche me, facendo quello che non hai mai fatto fino ad ora: lasciarmi libera.


lunedì 27 aprile 2015

Costanti.

Non essere mai abbastanza.

Questa, purtroppo, è la costante principale della mia vita.
Non sono mai in grado di trattenere le persone al mio fianco, che sia uno sconosciuto incontrato per caso al supermercato, il mio migliore amico o l'amore della mia vita. Prima o poi - più prima che poi - finiscono per sparire tutti, lasciandomi sola. Quasi nessuno riesce a inventarsi una scusa valida, quasi nessuno riesce a convincermi del fatto che non sia colpa mia.
Quindi arrivo sempre alla stessa conclusione: non sono mai abbastanza.
Non sono abbastanza brava, abbastanza bella, abbastanza simpatica, abbastanza socievole, abbastanza estroversa, abbastanza coraggiosa, abbastanza forte.
Mi dico che se fossi abbastanza una di queste cose, probabilmente la gente avrebbe qualche motivo in più per restare, mentre in vece finora non l'ha mai fatto nessuno.




Seconda scelta.

Ecco la seconda costante della mia vita. Non sono mai stata la prima scelta di nessuno. Le rarissime volte in cui mi è capitato di esserlo, poi è successo che sono tornata alla prima costante: ovvero il non essere mai abbastanza. Oppure ho rovinato tutto io, per qualche altro motivo.
Fatto sta, che ogni volta che qualcuno ha scelto me è stato perché ero rimasta solo io. Un po' come quando a scuola, durante l'ora di ginnastica, la classe doveva dividersi in due squadre. Si sceglievano i capitani e iniziavano a chiamare i compagni, uno alla volta, per formare le squadre. Non importava quanto potessi essere brava in quel gioco, quanto potessi essere motivata e pronta quel giorno, venivo sempre lasciata come ultima scelta. Quando mi diceva bene ero penultima, ma nessuno ha mai pronunciato il mio nome per primo.
E così mi è successo fino ad ora, anche fuori dalla scuola: sono quella di cui si ricordano tutti quando i fidanzamenti vanno a rotoli, quando litigano con il  migliore amico, quando sono usciti e non sono riusciti a rimorchiare nessuno, quando la ruota di scorta gli ha dato buca, quando nemmeno il cane li caga più.
E' così. Ormai ho assimilato questo fatto più di un anno fa e mi sono resa conto che è sempre stato così. Sempre.




Insomma, non sono mai stata una persona molto fortunata. Non intendo fare la vittima, perché come ho detto prima, sono stata anche io, spesso, a rovinare le situazioni che andavano bene. Forse proprio perché non ero abituata a vedere che tutto filasse liscio, forse perché non so gestire ciò che non diventa caotico dopo poco o forse perché nonostante mi lamenti sempre, tutto ciò che non è problematico non mi piace veramente. Non so.
So soltanto che anche questa volta mi è andata male. Il sogno più grande e bello di tutti, si è in parte realizzato, ma poi si sono presentate a braccetto le due costanti per ricordarmi che era tutto troppo bello per essere vero, e io sarei stata l'eterna seconda scelta, perché non ero abbastanza per competere contro una persona così importante.

E quindi, eccomi qui: di nuovo al punto di partenza.
Con il cuore un po' più ammaccato di tre mesi fa, le lacrime che fanno a gara per vedere chi scende più velocemente sulle guance...ma questa volta anche alcuni, piccoli, ricordi che nonostante tutto mi faranno sorridere per sempre.

domenica 26 aprile 2015

I just want to kiss lips that I don't have to run from.

Ultimamente mi sono sentita molto felice, molto più di quanto lo sia stata negli ultimi quattro o cinque anni, a dire il vero.
Ho provato delle sensazioni intense, che non avevo mai provato. Ho sentito di non essere invisibile, per una volta.
Ma una volta che tutte queste emozioni si sono placate - e questo è successo soltanto dopo che ci siamo visti e che ho avuto modo di constatare che stava succedendo tutto veramente, e stava succedendo proprio a me - mi sono resa conto che non ho nulla fra le mani, che probabilmente tutta questa felicità l'ho provata soltanto io e che non so se avrò modo di provarla ancora in questo modo.

Mi sto aggrappando a un sogno, a una speranza. Vorrei che si realizzasse, lo desidero davvero con tutto il cuore, ma non posso avere la certezza che sia così.

Nelle ultime settimane, o forse negli ultimi mesi, ho dovuto rinunciare a molte cose, alcune piuttosto sbagliate, perché ritenevo che non fosse giusto provare qualcosa che in realtà non volevo fino in fondo. Mi sono tirata indietro in numerose occasioni, ho lasciato andar via e ho allontanato persone che volevano starmi accanto, per diversi motivi.
Mi sto privando della possibilità di andare avanti con la mia vita e di fare esperienze nuove, soltanto perché mi sono messa in testa quest'idea folle, che ormai non mi sembra neanche più così certa, che quasi sicuramente non è corrisposta.

Vorrei soltanto baciare labbra dalle quali non devo scappare.
Non voglio sentirmi in colpa per qualcosa che fondamentalmente non è sbagliato, ma nel mio cervello lo è. Non voglio passare altri mesi nella più totale solitudine, per mantenere un rigore e una fedeltà nei confronti di qualcuno che magari non si aspetta nulla da me. Che non vuole nulla da me.

All'inizio mi sono sentita importante, poi è tutto cambiato e io ho smesso di capire cosa stesse succedendo. Non lo capisco tutt'ora.
Quelle poche certezze che avevo, o che credevo di avere, sono state mandate all'aria da una persona che sosteneva di volermi rendere felice ma in realtà non faceva altro che pensare a se stessa. Con una cattiveria e una falsità mai viste prima d'ora, ha provato a ferirmi, a rendermi vulnerabile, a manipolarmi. E nonostante la rabbia iniziale, che mi ha permesso di allontanarla da me, ora mi sento come voleva che mi sentissi. Insicura.

Vorrei soltanto offrire il mio amore a qualcuno. Anzi, non a qualcuno, perché chiunque potrebbe essere qualcuno. Vorrei offrirlo a lui, vorrei che lo volesse quanto me.
Non so cosa voglia, non so cosa pensi, non so che intenzioni abbia. So solo che vorrei che le mie labbra incontrassero le sue, perché so che soltanto le sue riuscirebbero a tenermi ferma al mio posto, senza farmi venire voglia di allontanarmi, di scappare.

mercoledì 15 aprile 2015

Aula I, Facoltà di Lettere e Filosofia.

Sono due mesi ormai che torno in quell'aula due volte a settimana, e non c'è un giorno in cui l'occhio non mi cada su quelle scale che hanno spostato accanto alla cattedra e mi si stampi automaticamente un sorriso enorme sul viso.

Sono convinta che quelle scale non significhino nulla per nessuno degli studenti che ogni giorno ci si siede davanti e magari la fissa con lo sguardo assente, mentre per me vuol dire così tanto.
A ripensarci mi sembra davvero impossibile che tutto quello che sto vivendo in questi mesi stia capitando proprio a me. Ogni mattina appena mi alzo devo convincermi del fatto che è tutto vero, che non sto sognando, che sono sveglia sul serio.

Quelle scalette sono una banalissima struttura in legno, almeno in apparenza. Eppure ormai non riesco a vederle soltanto in quel modo. Per me sono molto di più.
Perché su quelle scale, quel 28 gennaio, ti ci sei seduto tu e alzando gli occhi hai incontrato il mio sguardo e hai sorriso. Hai sorriso a me. Soltanto a me. Ma nonostante tutto, data la mia insicurezza, durante il resto della giornata ho voluto credere che quel sorriso fosse stato casuale, che probabilmente avevi sorriso perché mi avevi vista arrivare in ritardo, che magari durante quell'ora di discorso che mi ero persa avevi sorriso un po' a tutti gli studenti che erano venuti lì per te.
Quando poi sono dovuta andare via di corsa e non ho fatto in tempo a salutarti neanche da lontano, mi sono convinta che non avresti notato la mia assenza, perché c'era tantissima gente che si era avvicinata per salutarti. Quando poi mi è venuta voglia di tornare indietro per vedere se riuscivo a trovarti ancora lì, mi sono detta che era stupido rifare tutta la strada verso l'università, che avrei perso tempo inutilmente, che ormai eri andato via e io avevo perso l'occasione di parlarti una seconda volta.

Durante tutto il tragitto verso casa non ho fatto altro che pensare a quel sorriso. Un semplice sorriso, che per me però è stato tutto. Mi sono aggrappata a quel sorriso come fosse l'unica cosa in grado di salvarmi. In quel momento avevo bisogno soltanto di quello, del tuo sorriso, per non sprofondare. Ero venuta a vederti proprio per lo stesso motivo, perché dopo aver passato quasi un'ora a piangere sul pavimento della mia stanza avevo capito che dovevo uscire di casa, che non potevo restare ad autocommiserarmi e piangermi addosso inutilmente. Quel sorriso, quindi, mi ha ridato tutta la forza di cui avevo bisogno.

Nessuno può capire come mi sono sentita quando, rientrando a casa, ho trovato un tuo messaggio sul telefono. Per un attimo si è fermato tutto intorno a me, nel vero senso della parola. Ho sentito come il mio cuore si fermava e poi riprendeva a battere in un modo assordante, sempre più velocemente.
Mi avevi sorriso, sì, ma ora mi avevi addirittura scritto. Avevi notato la mia assenza, una cosa che non mi sarei mai aspettata. Sapere che invece oltre ad aver notato il fatto che fossi andata via, ti ricordavi di me, e non perché ci eravamo visti due giorni prima, ma perché avevi notato me tra tutte le persone che incontri e che ti contattano...
Non ho mai smesso di sentirmi felice (come non lo ero mai stata durante tutta la mia vita), da quel giorno.

Per questo la scaletta è così importante. Per questo ogni volta che entro nell'aula non riesco a trattenere un sorriso. Per questo invece di seguire la lezione ultimamente devo sempre prendere un foglio e scrivere tutto quello che mi viene in mente pensando a te, a quel sorriso.
Spesso questo ricordo è l'unico che riesce a tranquillizzarmi quando mi faccio prendere dall'insicurezza e dalla paura che il tuo interesse sia tutto frutto della mia immaginazione, o che possa sparire da un momento all'altro, perché alla fine io non merito qualcosa di così bello.

Da una parte vorrei che tutto questo restasse un segreto, un qualcosa che ci unisce senza che nessun'altro lo sappia, ma allo stesso tempo vorrei che tutti sapessero che proprio in quell'aula si è avverato uno dei miei sogni più grandi, che ha dato inizio a una serie di desideri che si sono avverati.

Non so cosa succederà, non so se le cose che abbiamo condiviso finora - non molte, lo so - significhino così tanto anche per te. So soltanto che mi porterò questo ricordo per sempre nel cuore. Che un sorriso non mi aveva mai resa così felice prima d'ora, e che sono ancora più felice perché è stato il tuo.

venerdì 10 aprile 2015

the best day of my life.

Sono una persona che fa molto caso alle date, mi affeziono a giorni, mesi, anni, che in apparenza sono soltanto numeri, ma per me hanno un significato speciale. Posso scordare cosa ho mangiato ieri per cena, ma di certo non scordo una data importante.

Il 10 aprile del 2007 mi sono fidanzata per la prima volta. Avevo compiuto da poco dodici anni e ho vissuto la storia più bella e importante della mia vita.

A distanza di otto anni, questa stessa data ha assunto un significato ancora più importante. Non è successa una cosa così rilevante come il mio primo fidanzamento, ma si è realizzato uno dei sogni più grandi e in apparenza impossibili che io abbia mai fatto.
Non sono mai stata così felice negli ultimi anni, come lo sono da un paio di mesi a questa parte. Ultimamente mi basta così poco per sorridere: una giornata di sole, una bella canzone.. sapere che c'è qualcosa tra di noi, per quanto possa essere piccola e insignificante.

Sono abbastanza impaziente come persona, in questi mesi ho avuto difficoltà a non gettare la spugna data la lentezza di tutta la situazione, ma sapevo che sarebbe valsa la pena. Ancora non ho ricevuto tutte le risposte che vorrei, ma oggi ho avuto alcune conferme e so che mi terranno sveglia tutta la notte.
La prima conferma me la sono data da sola: il mio interesse è più che sincero. Il suo, forse, anche. E non c'è nulla che potrebbe rendermi più felice in questo momento.

Ho passato una giornata semplice, ma bellissima. Erano mesi che immaginavo come sarebbe potuta andare una cosa del genere e ogni volta finivo per pensare che avrei rovinato tutto. Invece mi sono sentita così a mio agio, così rilassata, così spensierata, così felice.
Ho avuto modo di conoscere un pezzo della sua vita, dei suoi pensieri, del suo mondo e, una volta tornata a casa mi sono sentita talmente sopraffatta dall'emozione che ho pianto. Ora invece ho un mal di testa terribile e sono più che convinta che sia dovuto a tutta questa felicità. Non sono abituata a sentirmi così!
Sono sicura che non mi piace solo perché è lui, ma proprio perché più vado avanti e più scopro che è una bellissima persona, che vorrei conoscerlo meglio, che vorrei passarci del tempo assieme, che vorrei che con me non si sentisse in imbarazzo, che riuscisse a capire che ho molto da offrire e vorrei offrirlo a lui.

Mi sento sempre importante quando sono assieme a lui, non perché mi riempia di parole belle, ma perché mi fa capire che gli interessa davvero ciò che ho da dire e apprezza il fatto di vedermi, magari anche soltanto per cinque minuti.

Il dieci aprile è sempre stata una data bella e importante per me, ma da oggi posso affermare che rappresenta la data del giorno più bello (per ora) della mia vita.

giovedì 26 febbraio 2015

Riflessioni #1

Io non so scrivere quando sono felice, si sa che il dolore è il mio compagno di penna. Però sto vivendo un periodo così bello che ho bisogno di esternarlo a ogni costo. Questa volta non mi farò bloccare neanche dalla paura che questo mio coraggio, questa mia voglia di mettere bianco su nero la felicità che provo, possa rovinare tutto.

Non so di preciso quando sia successo, è stata una cosa graduale, ma a un certo punto ho sentito di poter respirare a pieni polmoni, di poter sorridere sotto il sole e sotto la pioggia, senza doverlo nascondere. Non voglio sentirmi in colpa, non voglio sentire di non meritare una sensazione del genere, perché non è così. Mi sono abituata a vivere senza ossigeno e senza luce, ma ora le cose sono cambiate.
Non è stato tutto merito mio, lo ammetto. Da sola non sarei mai riuscita a salvarmi, ma questa volta non ho avuto bisogno di tutto l'aiuto che credevo servisse a farmi tornare a galla.
Ancora non ho nulla di concreto tra le mani, ho quel poco che mi basta a farmi rigirare nel letto col batticuore. Ed è così prezioso che spesso ho il timore che sia tutta un'illusione che possa svanire da un momento all'altro.
Piano piano mi sto avvicinando a qualcosa di reale e tangibile, ma sinceramente questi momenti di pura felicità sono talmente belli che potrei accontentarmi.
Forse ho un po' paura, è vero. Mi ero abituata ad essere insoddisfatta, frustrata, bloccata, e ora che la mia vita ha preso una piega diversa, una strada così luminosa, mi sembra di non meritare tutto ciò. Ma per una volta voglio fregarmene di tutto e di tutti, voglio vivere ognuna di queste sensazioni al massimo, godendomi ogni secondo, ogni battito sfrenato, ogni sorriso silenzioso, ogni crampo in pancia. Non mi farò sfuggire questa cosa dalle mani, perché è molto più di quanto avrei potuto mai sognare e immaginare. E il fatto che stia accadendo proprio a me è sconvolgente, ma non per questo  mi tirerò indietro.

venerdì 6 febbraio 2015

Pensieri random.

Non so più chi sono, cosa voglio, cosa mi rende me e cosa invece non è autentico ma mi caratterizza lo stesso.
Non so se scrivo per me, per gli altri, per nessuno.
Ho aperto questo blog proprio per questo motivo, o forse no.

Scrivevo su un diario, poi è finito e ne ho comprati altri. Ma spesso scrivevo su fogli sparsi, che poi ho perso. Oppure li ho conservati, ma ognuno in un posto diverso, quindi non so dove siano. Quando ho iniziato a usare il computer e ho scoperto facebook ho aperto una, due, tre pagine. Solo l'ultima è la più personale e autentica che abbia mai avuto. Ci ho messo la faccia fin da subito. Ho scelto l'iniziale del mio nome come titolo. Vorrei poter dire che l'ho fatto perché volevo che mi rappresentasse, ma in realtà uno dei motivi principali è stato che non mi veniva in mente nessun titolo originale o abbastanza personale da piacermi. Dopodiché mi sono scaricata un diario sul computer, mi piaceva moltissimo l'idea di avere una password e di scrivere cose che non avrebbe mai letto nessuno. Solo che la metà delle cose che scrivo lì, poi le pubblico sulla pagina di facebook, quindi non ha senso. Allora mi sono aperta questo blog. Volevo che fosse completamente anonimo, ma non è così che funzionano le cose ormai, infatti il mio nome è ovunque e ci ho messo un mese a scoprire che i post venivano pubblicati automaticamente anche sul mio profilo google.

La mia idea era quella di avere un blog come quello di Jenna, della serie tv Awkward, ma queste cose non esistono realmente o per lo meno non sono alla portata di una ragazza che non se ne intende di informatica. Quindi mi sono accontentata di questo spazio qui. Ma ho sempre la sensazione che non sia questo ciò che voglio. Da una parte vorrei essere conosciuta, vorrei che chiunque si riconoscesse nelle cose che scrivo, vorrei essere acclamata come una promessa della scrittura e della letteratura. Poi invece vorrei che tutto ciò che creo restasse segreto, personale, ignoto.

Più di un anno fa, ormai, ho iniziato a scrivere sul mio diario sul computer un testo in cui mi descrivevo e spiegavo (a chi? non lo so) come sono fatta, in ogni minimo dettaglio.
Ovviamente non ho proseguito la lista, perché lascio sempre tutto a metà. Però vorrei riprendere a scrivermi e descrivermi, perché lo sentivo come un modo per conoscermi meglio. Forse dopo andrò a farlo, appena finirò di scrivere questa cosa, che non so neanche cosa dovrebbe essere.

giovedì 29 gennaio 2015

False speranze.

Ho avuto un assaggio di ciò che sarebbe potuto essere un nuovo inizio, mi sono lasciata incantare dalla possibilità di ricominciare da capo senza le catene che mi tengono ancora legata a lui, ho intravisto una me felice e spensierata...
Ma sapevo che era tutto troppo bello per essere vero, sapevo che i miracoli non esistono e i colpi di fortuna non capitano mai a me.
Questa vicenda ha raggiunto il culmine il giorno del mio compleanno, che si prospettava come una giornata davvero perfetta. Per un po' è stato così, ma poi la realtà si è dovuta intromettere nella mia bolla di sapone, riportandomi coi piedi per terra nel modo più crudele di tutti. E non mi hai risparmiata neanche tu.

"Il problema sono io", la solita frase banale per dire "in realtà non mi frega nulla di te, però per farti sentire meno miserabile ti farò credere che ritengo di essere io il problema della situazione". Le tue frasi filosofiche, quelle che mi hanno catturata all'inizio, adesso mi sembravano scontate e fuori luogo. Perché sì, la vita è come un fiume in piena e ti travolge, ma in questo caso sei stato tu a travolgermi, con le parole dolci e i sogni che mi hai messo in testa, con i baci e gli sguardi penetranti, con le tue mani e le promesse che hai fatto.
Avevi detto che ti saresti preso cura di me, che mi avresti trattata bene, l'hai promesso a tua madre mentre eri con me. Invece ogni passo in avanti che abbiamo fatto era un passo verso la fine, che tu sapevi sarebbe arrivata perché ciò che desideravi non si avvicinava minimamente a ciò che volevo io.

Volevo ringraziarti nonostante tutto, perché mi hai fatto capire che posso farcela: posso andare avanti senza di lui, posso innamorarmi di altre labbra, posso farmi sfiorare da altre mani senza provare repulsione e paura, posso desiderare altri occhi. Mi hai anche fatto capire che sono in grado di tenere a bada i miei sentimenti, che non mi lascio ingannare più come una volta, ma che sono comunque così sensibile da affezionarmi subito alle persone. Mi hai fatto osservare una nuova parte di me, quella coraggiosa, mi hai fatto riscoprire un'altra, quella sognatrice - che credevo fosse ormai seppellita dalle delusioni -, mi hai fatto nascere una parte che non pensavo potesse venir fuori, quella determinata a non cedere.
Nel tuo piccolo, hai fatto tanto per me, senza neanche rendertene conto. Avrei voluto che restassi, che non andassi via come tutti, perché nonostante dicano che sono una ragazza speciale e che merito il meglio, il meglio non arriva mai, il meglio se lo portano via loro. Tu non eri il meglio, eri semplicemente tu. Un tu indefinito, che stavo iniziando a conoscere, ma che mi piaceva per ogni pregio e difetto che avevi fatto vedere.

Avevi detto che avevi trovato quello che stavi cercando, sapevo che in realtà ero stata io a trovare ciò che avevo sempre voluto. Ma non sono brava a trattenere le persone, non sono stata in grado di trattenere nemmeno te.
E il nuovo inizio è finito così in fretta com'era cominciato.

venerdì 16 gennaio 2015

The start of something new.

16 gennaio 2015.
Il mio primo desiderio dell'anno è stato quello di riuscire ad avere un nuovo inizio, un punto di partenza per poter ricominciare a costruire la mia vita.
Erano due anni ormai che desideravo essere libera, non essere più legata a quella storia che mi aveva deteriorata. Ora, finalmente, ci sono riuscita. Ci sono riuscita stando da sola, ma mi ci è voluto questo nuovo inizio per rendermene completamente conto.

Non ho molto da dire, le emozioni sono ancora troppo fresche, le sensazioni troppo vivide. Non riesco a scrivere di lui. Non ancora.
Posso dire che sono felice, che ho passato una giornata indimenticabile e che finalmente sento di aver preso la strada giusta.

Devo ringraziare lui, che mi ha aiutata a salire definitivamente in superficie.

domenica 11 gennaio 2015

Avrei dovuto capirlo quel giorno, così tanti errori fa.
Quello è stato il primo di una serie, o forse la serie era già iniziata, ma è stato proprio quello a farmi prendere questa strada dalla quale non riesco a uscire.

Avrei dovuto capirlo dalla spinta che mi hai dato e dal modo in cui lui si è messo in mezzo per difendermi, dal modo in cui mi ha protetta con il suo corpo, dalle cose che ti ha detto per farti capire che non ti dovevi più permettere di toccarmi per farmi male. Dal modo in cui dopo, con le lacrime agli occhi, gli ho detto che tu non volevi che parlassi più con lui, neanche che gli stessi vicino e tu mi hai detto che l'importante era che fossi sicura della mia scelta e che questa mi rendesse felice. Avrei dovuto capire che la tua era la prima di molte proibizioni e minacce, e che le sue erano parole sincere, che la sua preoccupazione era vera.
Avrei dovuto capire che forse era meglio prendere quella scelta che sembrava troppo rischiosa, azzardata, ma che mi avrebbe liberata. Sì, perché ero già in trappola ma non volevo rendermene conto.
Avrei dovuto prendere la strada più ripida e pericolosa, perché non mi avrebbe mai arrecato così tante sofferenze. Mi sarei dovuta mettere in gioco; ho preferito non farlo, forse per paura, per mancanza di coraggio o magari per comodità.

Ma avrei dovuto capire.